Al giorno d’oggi, vivere lontano dal proprio telefono e dal proprio computer è difficile perché tutto passa attraverso di essi: questioni di lavoro, ricerche, studi, progetti e, in particolare, emozioni.

Le nuove tecnologie e il mondo virtuale, introdotti in questi ultimi decenni, hanno reso possibile la condivisione di esperienze e il contatto con persone di tutto il mondo, amplificando notevolmente le dinamiche sociali.

Questo processo ha indubbiamente portato numerosi benefici, ma gli scambi all’interno delle piattaforme informatiche non sono sempre positivi e contribuiscono alla formazione di fenomeni che hanno riscontri negativi anche nella realtà quotidiana. Uno dei più diffusi è quello del “cyberbullismo”, un tipo di bullismo che sfrutta la rete per colpire le proprie vittime.

L’incontro svoltosi la mattina del 25 ottobre a palazzo Ridolfi, tenuto dalla dottoressa Giuliana Guadagnini, responsabile del Punto Ascolto per la prevenzione del disagio scolastico e del bullismo, dall’avvocato Gabriella de Strobel, specialista in Diritto di famiglia, e da don Giovanni Fasoli, docente universitario e missionario, ha voluto mettere al centro dell’attenzione proprio il fenomeno del cyberbullismo nei suoi aspetti più dannosi.

Sempre più spesso capita di sentire alla televisione di suicidi, tentati o consumati, di giovani che credevano che l’unico modo per liberarsi degli insulti  ricevuti attraverso il Web a seguito della diffusione di loro contenuti personali e privati fosse togliersi la vita.

Nel suo intervento don Fasoli ha più volte sottolineato che ciò che accade nel mondo virtuale è strettamente collegato alla realtà e che ormai è impossibile distinguere le due cose. Viviamo on-life, la rete è divenuta indispensabile. La nostra immagine sui social ci rappresenta e attraverso di essa esprimiamo noi stessi.

La dottoressa Guadagnini ha poi delineato le caratteristiche del fenomeno del cyberbullismo: ha precisato innanzitutto che l’aggressione non è circoscritta ad un luogo fisico e, essendo effettuata sul web,  non permette alla vittima di avere luoghi dove potersi nascondere.

Inoltre, le offese e le minacce sono continue e il pubblico che può assistere alle violenze è potenzialmente illimitato.

Il bullo cela la sua identità dietro ad uno o più nickname, si sente intoccabile e la mancanza di un feedback da parte della vittima provoca l’abbattimento di molte regole etiche e morali.

A questo punto nascono spontanee alcune domande: che cos’è veramente il cyberbullismo? Come si comporta la legge nei suoi confronti?

Per rispondere a tali quesiti è intervenuto l’avvocato de Strobel.

Per definizione il Cyberbullismo è qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

La legge contro il cyberbullismo è stata emanata il 18 giugno di quest’anno e prevede la prevenzione del fenomeno e la tutela delle persone colpite, proponendo percorsi di rieducazione sia del bullo che della vittima al fine di favorire un incontro tra i due.

La scuola ha un ruolo molto importante nella prevenzione del fenomeno, in quanto luogo dove solitamente esso nasce.

L’obiettivo degli istituti scolastici dovrà essere quello di sensibilizzare gli studenti sull’argomento e di nominare tra i professori un referente al quale le vittime possano rivolgersi.

Le disposizioni che la legge prevede per il bullo consistono in un’ ammonizione da parte del questore analoga a quella adottata per il reato di stalking, valida fino ai diciotto anni di età.

Per sconfiggere il cyberbullismo è necessario parlare, abbandonare l’indifferenza e immedesimarsi nella vittima.

Nessuno vorrebbe essere lasciato solo all’interno di un vortice fatto di cattiverie dal quale non sembra esserci via d’uscita.

 

 

Il progetto ha un suo logo, scelto fra tutti quelli proposti dagli studenti che hanno partecipato a una breve “competizione”. Grazie a questo confronto sono emerse molte idee, alcune delle quali ci hanno fatto riflettere sul significato del fenomeno di cui ci stiamo occupando.

 

 

Mercoledì 25 Ottobre 2017 dalle ore 11.00 alle ore 13.00 in Sala Cavalieri del Liceo Montanari gli studenti coinvolti nel progetto ERASMUS PLUS dal titolo “Minus Cyberbullying; Cybersecurity Education for More Safety in Schools” hanno partecipato ad un incontro formativo su “Cybersecurity Education”.

Relatori:

Don Giovanni Fasoli
Psicologo, docente IUSVE
Educare alla riflessione sulle nuove tecnologie”

Dott.ssa Giuliana Guadagnini
Psicologa clinica – sessuologa
Responsabile Punto Ascolto sul disagio scolastico e bullismo
Ufficio Ambito territoriale VII di Verona
Profili della cyberviolenza – aspetti psicologici”

Avv. Gabriella De Strobel
Delegata dell’AIAF, avvocato del Foro di Verona
La normativa sul cyberbullismo, Legge del 29 maggio 2017, n. 71”

 

 

Mercoledì 25 Ottobre 2017 dalle ore 11.00 alle ore 12.50

in Sala Cavalieri di palazzo Ridolfi

gli studenti coinvolti nel progetto ERASMUS PLUS dal titolo

"Minus Cyberbullying;

Cybersecurity Education for More Safety in Schools"

e la classe 3Des,

partecipano a un incontro formativo su

"Cybersecurity Education"

condotto dalla dott.ssa Giuliana Guadagnini, responsabile del Punto Ascolto USP Verona.

 

Video e articolo su TGVerona

 

 

Link alla circolare

 

 

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